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29/10/2025Tra resilienza e marginalizzazione, le PMI restano il fulcro dello sviluppo possibile.
C’è un’Italia che non compare nei bilanci delle multinazionali né nelle cronache delle grandi operazioni industriali. È fatta di laboratori artigianali, microimprese familiari, piccoli imprenditori che sfidano ogni giorno le inerzie di un sistema spesso sordo. In Campania, questa Italia è maggioranza. Ed è grazie a essa che, ancora oggi, l’economia regionale si regge su un equilibrio fragile ma vitale.
Le piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo campano, sono molto più di un segmento economico: rappresentano una struttura antropologica, un codice culturale, una forma di resistenza civile ed economica.
Secondo le ultime rilevazioni di Unioncamere, oltre il 95% delle imprese registrate in Campania rientra nella definizione di PMI, confermando un modello economico centrato sulla dimensione della prossimità, contiguità ai territori, alle comunità, alle tradizioni produttive.
Questa rete capillare di imprese, pur con dimensioni ridotte, produce valore economico, occupazione stabile, e una tenuta sociale che le politiche macroeconomiche tendono a sottovalutare. In una società post-industriale in cui la retorica dell’innovazione è spesso sinonimo di delocalizzazione, le PMI restano presidio di coesione e di identità.
Dietro la sigla PMI non si cela solo una categoria statistica, ma una moltitudine di storie, sacrifici, scelte etiche. Chi decide di restare, di investire in Campania, di non fuggire verso economie più “facili”, compie un atto di coraggio quotidiano. La burocrazia complessa, la fragilità infrastrutturale, l’accesso limitato al credito e la carenza di politiche fiscali differenziate rappresentano ostacoli strutturali che non scalfiscono, ma spesso rallentano la spinta imprenditoriale.
Nonostante ciò, molte PMI campane riescono ad affermarsi, a innovare, a internazionalizzarsi, attingendo a un capitale umano spesso sottovalutato e a una resilienza che si tramanda più per necessità che per strategia.
Esempio divenuto emblematico di un’azienda campana che è riuscita ad affermarsi a livello nazionale è certamente il Pastificio Di Martino. Fondata nel 1912, l’azienda ha attraversato tre generazioni restando saldamente a conduzione familiare. Oggi Di Martino esporta in oltre 35 Paesi, mantenendo una produzione interamente basata nel territorio campano, nel cuore della cosiddetta “Città della Pasta”, Gragnano, nota per la sua tradizione pastaia plurisecolare.
A distinguerla non è solo la qualità del prodotto, ottenuto con semole italiane di altissima qualità e trafilatura al bronzo, ma anche una visione imprenditoriale lungimirante, Di Martino ha saputo unire tradizione e innovazione, investendo nella sostenibilità, nella comunicazione digitale e nella valorizzazione del made in Italy all’estero.
Perché è un modello?
Perché incarna esattamente ciò che serve alle PMI campane, radici solide e visione globale. Ha creduto nel proprio territorio senza rinunciare all’ambizione, dimostrando che si può crescere senza delocalizzare, senza snaturarsi, senza rinunciare all’identità.
In un contesto globale segnato da transizioni epocali, ambientale, digitale, demografica, la Campania non può più permettersi di relegare le PMI a una funzione marginale o puramente assistenziale. Occorre una nuova politica industriale regionale, centrata su alcuni assi portanti ossia
Sburocratizzazione intelligente non solo semplificazione, ma revisione strutturale dei processi amministrativi.
Finanza paziente strumenti di credito calibrati sulle esigenze delle PMI, non sulla logica speculativa.
Formazione duale integrazione reale tra mondo produttivo e sistema formativo, per contrastare il dualismo tra competenze e domanda di lavoro.
Ecologia industriale e sostenibilità accompagnare le PMI verso un modello produttivo circolare, non con imposizioni, ma con incentivi strutturati.
Sostenere le PMI non è solo una scelta economica, ma una presa di posizione politica ed etica. Significa valorizzare l’autonomia dei territori, la dignità del lavoro, il diritto a produrre senza dover emigrare. Significa anche riconoscere che il futuro della Campania non si gioca solo nelle grandi opere o nei fondi straordinari, ma nella tenuta quotidiana di chi, con mezzi limitati e visione lunga, continua a credere in un’economia radicata e inclusiva.
Le PMI sono la vera infrastruttura invisibile della regione. Non farle crescere non è solo una miopia amministrativa, è una rinuncia collettiva a costruire un’economia più giusta e sostenibile.
Per accompagnare le PMI nel loro percorso di crescita e innovazione, Leonardo Consulting offre strumenti di consulenza, orientamento e progettazione strategica dedicati alle realtà imprenditoriali che credono nella forza del territorio.
Di Luisa Rosa